Il mostro che si sentiva solo

[Chris Judge, Isbn Edizioni, 2102. Età di lettura: dai 5 anni]

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Ieri è stata la sera di Halloween, coi bambini che ridevano per le strade mascherati da streghe, zombie e mostri e suonavano alle porte coi loro cori di “dolcetto o scherzetto?”.
Questa tradizione, che io non sento molto nostra ma che è l’inevitabile e affascinante conseguenza del mescolarsi e fondersi delle culture, degli usi e delle credenze di Paesi diversi, affonda le radici nella necessità di esorcizzare quel vuoto lasciato da chi non c’è più, ma anche di affrontare paure più piccole e quotidiane come il buio e tutto quel che  esso contiene di sconosciuto e inesplorato, che viene personificato in una streghetta, in un orco o in un fantasma.

Così, eccoci qui a parlare di mostri! Quello che vi propongo però non è un vero e proprio libro a tema Halloween, ma qualcosa di diverso. Diciamo, una nuova prospettiva sul mostro, un libro che sorprende perché fa capire che tutti, persino i mostri, hanno un cuore, dei sogni e dei desideri.

“Il mostro che si sentiva solo” un albo che tratta di solitudine e amicizia, due sentimenti che i bambini sperimentano molto presto.
Socializzare e trovare un amico è la prima cosa che si cerca di fare quando ci si trova in un ambiente nuovo e questo si verifica non solo all’asilo, ma per tutta la nostra vita.

Succede però che, pur in mezzo alla gente, a volte ci si senta diversi, non pienamente compresi e si finisca per avvertire la solitudine, che però non è sempre un male e certamente è uno stimolo per conoscere più a fondo noi stessi.

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E’ così che si vede il protagonista di questo libro: è un enorme mostro nero e peloso, gentile e pacato, amante della natura, dei bei libri e della buona cucina.

Di mostri come lui però ne esistono pochissimi, così finisce per essere sempre diverso dagli altri, senza nessuno che gli somigli e con cui confrontarsi. Dovrebbe essere abituato alla solitudine, eppure un giorno avverte forte e chiaro dentro di sé il bisogno di avere qualcuno accanto a sé, un altro mostro che gli faccia compagnia.

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Allora, senza pensarci su due volte, abbandona il suo giardino e parte. Attraversa boschi, scala montagne, nuota e cammina nel fondo del mare, affrontando pericoli e mille avventure.

Ad un tratto sta per cedere, ma una balena gentile lo conduce a riva portandolo sulla sua schiena.

Arriva finalmente in una città, dove tutti, nel vederlo, inizialmente se la danno a gambe levate, per poi tornare da lui spinti dalla curiosità.

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Le persone lo accolgono e scoprono la sua bontà d’animo. Vista la sua abilità nel giardinaggio gli offrono persino il parco come nuova abitazione. Lì il mostro torna a occuparsi delle attività di un tempo e spesso chiacchiera con le persone che lo vanno a trovare, ma presto si accorge che il suo posto non è quella città e che la gente, per quanto simpatica, non gli somiglia e non lo può capire davvero.

Lancia un appello al mondo intero per trovare altri mostri come lui, però purtroppo nessuno si fa vedere. Così una notte se ne va, deciso a fare ritorno al suo giardino.

Ripete tutto il viaggio a rovescio e quando finalmente arriva a casa, trova ad aspettarlo un gruppo di mostri che gli somigliano moltissimo e che lo accolgono festosi.

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Aver avuto il coraggio di osare, di dire quel che provava, gli ha fatto incontrare degli amici veri, che potranno comprenderlo fino in fondo.

Il mostro che si sentiva solo, vincitore nel 2011 del premio Book of the Year all’Irish Children’s Book Award, è una stupenda dichiarazione dell’unicità che contraddistingue ciascuno e al contempo della necessità di trovare affinità e interessi che ci accomunino a qualcuno, del desiderio di creare legami in cui sentirci valorizzati e realizzati.

Quando si tratta di amici, vale la pena anche di compiere un lungo viaggio pur di trovare chi saprà farci sentire finalmente nel posto giusto, ovunque saremo.

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Lavandaie scatenate

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[John Yeoman, Cult editore, 2012. Illustrazioni di Quentin Blake. Età di lettura: dai 6 anni]

“Lavandaie scatenate”. Il titolo basterebbe per motivare la mia scelta di questa settimana. Un titolo che contiene grandi promesse, che ci fa immaginare un libro divertente e vivace.

I disegni di Quentin Blake, illustratore che tutti associano solitamente a Roald Dahl, fornirebbero già da soli un altro valido motivo per curiosare tra le pagine di questo albo.

Non ci resta che farlo, dunque, per scoprire che in realtà “Lavandaie scatenate” ci sa regalare molto di più di quanto ci aspetteremmo.

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La storia è irriverente e modernissima. Sette lavandaie si alzano ogni giorno all’alba per lavare al fiume i panni sporchi di un’intera città.

Ognuna ha il suo compito e tutte lo svolgono con impegno e di buona lena. Lava, frega, strizza, asciuga e stira, giorno dopo giorno la loro fama cresce, tanto da essere considerate le migliori lavandaie della città.

Allora dove sta il problema? L’inghippo c’è – eccome se c’è! – e come spesso accade a noi donne, consiste in un datore di lavoro che non riconosce la loro bravura e le tratta in modo sgarbato, facendole lavorare da mattina a sera.

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D’altra parte cosa ci si potrebbe aspettare da uno che si chiama “Ubaldo Manichestrette”!!

Le pile di panni sembrano non dover finire mai e le sette amiche sgobbano senza posa.

Una mattina però non ne possono più. Ernestina, una lavandaia vecchina e minuta, si volta verso le altre e prorompe in una proposta senza precedenti: “Ma perché non ce ne andiamo e basta?”.

Nessuna aveva mai osato pensarci, ma a tutte quella sembra un’idea meravigliosa.

Così scaricano Manichestrette (o meglio, lo lasciano sommerso da una montagna di panni puzzolenti) salgono sul carretto della biancheria e se ne vanno, finalmente libere.

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La loro gioia è incontenibile: vagano entusiaste di città in città; si arrampicano su alberi e campanili; liberano, come in un domino, tutti gli animali che incontrano sulla loro strada.

Ben presto tutti le conoscono come “le lavandaie scatenate” e al loro passaggio corrono a cercare riparo. Le sette amiche però attirano la curiosità di sette baldi boscaioli. Credendosi furbi, gli omoni si insozzano da capo a piedi, decisi a farle spaventare.

Non sanno però che quelle sono pur sempre delle ottime lavandaie, le migliori della città!

Le donne, per nulla impressionate dalla vista di quei bruttoni, si rimboccano le maniche e li lavano da capo a piedi, li sciacquano, li strizzano e li asciugano. Poi, dopo tanta fatica, se li sposano e vivono con loro nel bosco dividendo i compiti e vivendo finalmente felici.

La loro ribellione, la sete di libertà, la vitalità di queste amiche ci conquistano.

Facile immaginare quanto si siano divertiti John Yeoman e Quentin Blake nel dare voce a queste scatenate femministe e alla loro storia in perfetto stile “Sette spose per sette fratelli”!

Adoro gli albi che con leggerezza e ironia stuzzicano la mente di chi li legge parlando ai piccoli di cose che sembrano “da grandi”, come il rispetto, il diritto di inseguire la propria felicità, la parità dei sessi (guardate un po’ chi taglia la legna e chi lava i panni alla fine della storia!).

“Lavandaie scatenate”, è stato scritto nel 1979 ed è arrivato in Italia solo in questi ultimi anni. Non si direbbe, vero? A me non potrebbe sembrare più attuale di così.

Buona lettura!

Maria Salbego

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Manuale delle Giovani Marmotte e Manuale di Nonna Papera  

Due intramontabili guide per paperi che non stanno mai fermi 

[Mario Gentilini (a cura di), Ripubblicato da Giunti, 2015. Illustrazioni di Giovan Battista Carpi. Età di lettura: dai 5 anni]

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Qualche mese fa, durante un giretto nella mia libreria di fiducia mi sono imbattuta in loro: le due fantastiche guide che hanno letteralmente spopolato tra i ragazzi dagli anni ’60 in poi, senza mai perdere smalto e attrattiva. Continua a leggere

Il barbaro

[Renato Moriconi, Gallucci, 2015. Età di lettura: dai 3 anni.]

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Il 2015 per me è stato l’anno in cui ho scoperto un nuovo amore, quello per i silent books.

Sono albi che spesso parlano più di quelli che hanno un testo, non perché siano qualitativamente migliori, ma perché ci spingono a considerare il libro in ogni suo aspetto: la copertina e le illustrazioni innanzitutto, poi i colori, la grafica, la carta, il formato. Continua a leggere

La quaglia e il sasso

[Arianna Papini, Carthusia, 2016.
Età di lettura: dai 4 anni]

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“Lei era una quaglia.

Aveva sempre pensato di non essere abbastanza intelligente per capire tutto.”

Come a dire: ha sempre pensato di non essere nulla di che, nulla di speciale.

Non sa nemmeno covare le uova,forse perchè non ha mai avuto un uovo tutto suo. Non c’è un motivo, semplicemente è successo. Tutto qui. Continua a leggere

I Cinque Malfatti

[Beatrice Alemagna, Topipittori, 2014. Età di lettura: dai 5 anni]

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“Erano cinque. Cinque cosi malfatti”. Cinque cosi, indefinibili, non classificabili, non schedabili o identificabili in alcuna delle nostre normali categorie. Cinque amici. Continua a leggere

Di che colore è il vento?

[Anne Herbauts (testo e illustrazioni), Gallucci, 2015. Età di lettura: dai 5 anni.]

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Può un libro essere molto più che poetico, molto più che una poesia densa di figure retoriche, può essere esso stesso una sorta di grande figura retorica? Può. Continua a leggere